Chiang Mai Chiang Mai

Situata a 700 chilometri a nord di Bangkok. in una vallata attraversata dal fiume Ping, a 300 metri sul livello del mare, Chiang Mai rappresenta un piacevole rifugio, nella stagione calda, dall’umidità appiccicaticcia della capitale. Seconda città della Thailandia, offre una sorprendente abbondanza di artigiani, imponenti scenari montani, templi di valore storico e tribù collinari piene di colore.
La città è stata per sette secoli la capitale del regno di Lanna e la sua posizione le ha assicurato l’indipendenza da Bangkok fino al XX secolo.
Nel suo splendido isolamento ha sviluppato una cultura nettamente diversa da quella delle Pianure Centrali, con templi di legno di squisita bellezza e un artigianato dedito soprattutto alla lavorazione della lacca, dell’argento, del legno, della ceramica e alla produzione di ombrelli. Le sue popolazioni le hanno aggiunto un tocco di esotismo e gran parte del suo fascino è costituita dall’ amabilità degli abitanti. Benché la loro ospitalità sia messa a dura prova dall’incredibile numero di turisti, essi trovano sempre il tempo per un sorriso, per aiutare gli strarìieri e mostrare una gentilezza ormai in via di estinzione in gran parte del mondo.
Purtroppo, però, la città sta cambiando. Quale seconda città più grande del paese, questa capitale del Nord ha attirato l’attenzione dei turisti e degli uomini d’affari, entrambi ansiosi di scappare dall’inquinamento, dal frastuono e dai prezzi di Bangkok.
Come risultato, grandi appezzamenti di terra incolta si stanno trasformando in moderne aziende agricole in grado di produrre raccolti impensabili fino a un paio di anni fa, e in altre zone stanno sorgendo fabbriche e condomini, mentre alti alberghi vengono costruiti nel centro per accogliere le orde di turisti che invadono la città.

LE ORIGINI


La storia di Chiang Mai è vecchia come i Thai. Nel XIII secolo, quando i Thai fuggirono in massa dalla Cina meridionale, il re Mengrai governava un regno thai attorno a Chiang Rai. Quando Kublai Khan saccheggiò Pagan nel 1287, Mengrai si alleò in modo duraturo coi re di Sukhothai. Con i confini meridionali così assicurati, Mengrai conquistò il vecchio reame dei Mon a Haripunchai, nel 1292, e nel 1296 fondò la sua nuova capitale a Chiang Mai che, col suo fossato e le sue mura, divenne subito una grande città, respingendo gli invasori.
L’ubicazione della città fu scelta, secondo la leggenda, perché in quel luogo furono visti contemporaneamente un cervo bianco ed un topolino dello stesso colore con una nidiata di cinque piccoli.
Invece di costruire la città sulle rive del fiume Ping, spesso soggetto ad inondazioni, con l’aiuto di oltre 90.000 operai la città sorse mezzo chilometro più a ovest, contornata da un solido muro di cinta.
Meno di un secolo dopo la sua fondazione, i rapporti di Chiang Mai con Ayutthaya si guastarono. Per i successivi 400 anni i suoi confini meridionali rimasero insicuri. Nel XVI secolo Ayutthaya respinse un tentativo d’invasione da parte di Chiang Mai, e dal 1550 al 1650 il potere di quest’ultima non fece che declinare. I birmani l’invasero agli inizi del XVIII secolo.
Combattendo ininterrottamente fino al 1775, e nonostante la sconfitta finale dei Birmani, gli abitanti di Chiang Mai si sentirono così stremati da secoli di guerra che si lasciarono andare alla deriva, abbandonando la città, che rimase deserta fino al 1796, quando cadde sotto il dominio del Siam. L’attuale fossato di Chiang Mai risale al periodo successivo alla rinascita della città, ma tutti gli altri tratti di mura e le porte sono ricostruiti.
La città continuò a godere dell’autonomia finché la ferrovia non portò con sé nuove idee e nuovi amministratori. Solo nel 1938 venne incorporata alla nazione thailandese.
La maggior parte dei turisti trascorre solo un paio di giorni in città prima di partire alla volta delle montagne, dei sentieri per escursionisti, dei campi degli elefanti e delle altre meraviglie offerte dalle colline settentrionali. Tuttavia, anche in due giorni si possono ammirare molte cose.
Chiang Mai è dominata dalla verde Doi Suthep, incoronata dal tempio di Wat Prathat; alle prime luci dell’alba, nei pressi del fossato, un minibus viene preso dassalto dagli amanti del trekking che si dirigono a Fang, 150 km verso nord, per una camminata di tre giorni nella giungla. Sul bordo del fossato, alcuni ragazzi fanno penzolare le lenze nell’acqua mentre un gruppo di monaci buddisti si dirige in città e silenziosamente si ferma davanti alle case e ai negozi, affinché i proprietari riempiano di riso e curry le loro ciotole.
Il turista scopre presto che, nonostante le dimensioni, Chiang Mai è facile da visitare. L’area commerciale si snoda lungo la Tapae Road, dove si trovano diversi alberghi e negozi. Nuovi hotel stanno nascendo lungo la Huai Kaeo Road, che porta a Doi Suthep. Gli autobus gialli o rossi seguono strade talmente tortuose che pagando un solo biglietto è possibile fare il giro completo della città. Per un importo leggermente più caro, i tuk-tuk trasportano i passeggeri in qualunque punto della città, ma i samior a pedali costituiscono comunque il modo più rilassante di visitare Chiang Mai.
I bassi raggi del sole del mattino illuminano la bot del Wat Chiang Mun. Dietro, la chedi è sostenuta da file di contrafforti a forma d’elefante. In questo tempio, il più antico di Chiang Mai, eretto da Mengrai, che visse qui durante la costruzione della città, sono conservate nell’alloggio del sacerdote due antiche e venerate statue di Buddha visibili a richiesta. Una è un Buddha di cristallo (Phra Sae Tang Tamani), statuetta alta 10 cm portata da Mengrai a Chiang Mai da Lamphun, dove si dice sia stata per oltre 600 anni. Salvo un breve periodo ad Ayutthaya, la statuetta è rimasta da allora a Chiang Mai, e ogni 13 aprile viene portata in processione per le vie della città.
L’altra sacra immagine è un Buddha in pietra (Phra Sua) in bassorilievo, forse originario dell’India attorno all’ottavo secolo. Queste due immagini hanno la fama di favorire la pioggia e di proteggere la città dagli incendi. Da notare, ancora, il Chang Lom, una chedi quadrata, ornata con file di elefanti di stucco.
Nel più importante tempio di Chiang Mai, il Wat Phra Singh, fondato nel 1345, lo spazioso terreno circostante sembra chiudere fuori il brusio del traffico della strada principale, in fondo alla quale è ubicato il tempio. Il wat è un complesso di edifici, noto per la biblioteca, la chedi e la Viharn Laikarn.
La biblioteca di legno nel tipico stile di Lanna, situata nell’ala destra del tempio, è magnificamente decorata da angeli di stucco.
Dietro al viharn principale si trova un bellissimo bot di legno e, dietro ancora, una chedi costruita dal re Pha Yu nel 1345 per riporre le ceneri del padre, il re Kam Fu.
La costruzione più bella di Wat Phra Singh è il piccolo Phra Viharn Laikam, a sinistra del bot. Di tutti i templi di Chiang Mai, questo rappresenta veramente l’apice dell’architettura nello stile di Lanna. Costruito piuttosto tardi, nel 1811, il muro frontale dell’edificio di legno è decorato con fiori d’oro su uno sfondo di lacca rossa. Le delicate finestre in legno intagliato completano il quadro con le porte. I dipinti interni descrivono la vita di Saengthong, una delle ultime incarnazioni del Buddha prima della sua venuta sulla terra e dell’illuminazione. Nell’edificio è ospitata un’immagine che si narra sia stata creata nello Sri Lanka circa 1500 anni fa. Tuttavia, le sue caratteristiche fanno pensare sia stata scolpita nel periodo Sukhothai. L’originale fu rubato nel 1922 e oggi se ne può ammirare solo una copia.
A sudest del Wat Phra Singh è visibile la base sbriciolata di un’enorme chedi. Nel 1545 un violento terremoto scosse Chiang Mai, facendo crollare la pagoda del Wat Chedi Luang, alta 90 metri e vecchia di 500 anni, riducendo- la a 42 metri di altezza. Questa gigantesca chedi non venne mai più ricostruita. Per 84 anni, il Buddha di Smeraldo sarebbe stato ospitato in questo wat; pare anche che re Mengrai sia rimasto ucciso da un fulmine proprio nelle vicinanze. Vicino all’ingresso del wat c’è un alto albero della gomma: se dovesse cadere, dice la leggenda, Chiang Mai sarebbe colpita da una grande catastrofe. Lo “spirito della città,” un segnale di confine della stessa, è sotto un piccolo edificio accanto al fatale albero.
Il viharn di Wat Pan Tao, vicinissimo a Chedi Luang, è un capolavoro in legno. Visibile dalla strada, ha Fentrata ornata da un bellissimo pavone Lanna incorniciato da naga (mitici serpenti) d’oro.
Un tempio fuori dalle mura della città, il Wat Jet Yod, è rimasto danneggiato per ragioni più terrene. Iniziato nel 1455, la sua chedi ha, come dice il nome, sette guglie. Il fatto di essere costruito a imitazione di un tempio della capitale birmana di Pagan non impedì ai birmani di danneggiarlo gravemente nel 1566, nel corso di una delle periodiche invasioni.
Sono molti altri i templi di Chiang Mai meritevoli di una visita. Il Wat Khu Tao, che risale agli inizi del ‘600, nascosto dietro la stazione degli autobus, ha una strana chedi a bulbo, come una pila di sfere di diametro decrescente.
La più piccola delle chedi del Wat Suan Dok contiene le ceneri della famiglia reale di Chiang Mai, mentre la grande chedi centrale conterrebbe non meno di Otto reliquie del Buddha. Il Wat Cheta Wan. vìcino alla porta est, ha tre chedi piastrellate e un serraglio di animali mitici che sembrano quasi vivi sotto i raggi obliqui del sole del mattino.
Wat Umong, creato dal re Mengrai come centro di meditazione buddista, è più difficile da raggiungere. Recentemente restaurata e attomiata da bellissimi platani e teak, questa costruzione comprende numerose celle sotterranee ed è uno dei pochi luoghi tranquilli che si trovino oggi a Chiang Mai.
La strada per il santuario sulla montagna lascia la città all’estremità nordovest e attraversa la pianura costellata di risaie. Superato un grande ospedale, si passa davanti alla recente Università di Chiang Mai, aperta ufficialmente nel 1965, con un campus di 200 ettari. L’università gestisce il Tribal Research Center, un piccolo museo dove si possono ammirare costumi e suppellettili appartenuti agli antichi abitanti delle colline.
Un po’ più avanti vengono coltivate in un vivaio quasi tutte le specie vegetali della Thailandia settentrionale. A circa sette chilometri dalla città, dove la strada gira per iniziare la salita al Doi Suthep, c’è l’ingresso allo zoo della città.
Una strada prima piana e poi in ripida salita porta in dodici chilometri al tempio più conosciuto di Chiang Mai. Naga a sette teste guardano minacciosamente il visitatore, mentre le code in ceramica seguono sinuosamente i 290 gradini che salgono al Wat Prathat Doi Suthep. Da questo belvedere a 1.000 metri di altezza, la metropoli del nord sembra un plastico.
Dopo l’inizio della salita la strada supera la statua del monaco Krupan Srivichai, che promosse la costruzione della prima strada al tempio, per renderlo più accessibile ai pellegrini. Passate le cascate Huai Kaeo, la strada giunge infine ai piedi del tempio, dove è a disposizione un minibus; oppure si può salire la scala di 290 gradini, fiancheggiata da balaustre a forma di serpente. I due santuari, il tempio e il chiostro sono del XVI secolo.
Il frontone esterno fra le due porte che conducono al chiostro è stato ampiamente restaurato, ma all’interno i due santuari hanno facciate sontuosa- mente decorate, con dipinti murali che illustrano storie buddiste. Ci sono anche statue di Buddha, in stile Sukhothai e Chiang Saen. La chedi di 24 metri di altezza è circondata da parasoli in bronzo dorato e coperta da tegole d’oro intagliate.
Dal parcheggio del Wat Prathat, la strada continua per cinque chilometri fino al Palazzo Phuping, residenza estiva di re Bhumibol. Costruita nel 1972 e situata a un’altezza di 1.300 metri, la residenza comprende sale per le udienze, appartamenti per gli ospiti, sale da pranzo, cucine e suite di rappresentanza, per consentire al re di continuare a svolgere tutte le funzioni connesse al suo ruolo. Nei weekend e nei giorni festivi, in assenza della famiglia reale, vengono aperti al pubblico i ben curati giardini, dove crescono rose, orchidee, ibischi e buganvillee; ma il palazzo resta chiuso.

FIERE E FESTIVITA'

È preferibile visitare Chiang Mai in inverno (da fine novembre ai primi di febbraio), in quanto in questo periodo la “Rosa del Nord” sboccia con una incredibile varietà di fiori. In numerose località della vicina Valle di Mae Sa le colline si trasformano in giardini da fiaba e durante l’annuale Festival dei Fiori di Chiang Mai, che si tiene a febbraio, le strade vengono invase da parate e da mostre di fiori.
Il 13 aprile e i giorni successivi fate attenzione nelle vostre passeggiate a Chiang Mai poiché vi potreste trovare bagnati fino all’osso nonostante il cielo limpido. Songkran, il tipico capodanno thailandese, viene festeggiato tirando un po’ d’acqua agli amici in segno di benedizione.

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